La vera ricchezza di Tor Pignattara risiede nella sua complessità, un mosaico unico in cui la dimensione storica si intreccia con quella contemporanea. Da una parte vi è una complessità diacronica, che affonda le radici nell’archeologia romana, nei sistemi dei casali agricoli, nelle prime migrazioni dal sud Italia e nella storia del Novecento che ha visto il quartiere protagonista della Resistenza. Dall’altra vi è una complessità sincronica e viva: la presenza di decine di comunità provenienti da ogni parte del mondo che portano lingue, religioni e visioni diverse.


Essendo nata fin dai primi del Novecento come “stazione d’arrivo” e primo punto di contatto con la realtà urbana per chiunque arrivasse da fuori, Tor Pignattara custodisce nel suo DNA la vocazione all’accoglienza e all’adattamento. La veloce trasformazione multiculturale degli ultimi anni non ha fatto che accelerare questo processo, trasformando il quartiere in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto della società italiana di domani. Qui si sperimenta quotidianamente un modello di convivenza e dialogo che nasce dal basso, dalla condivisione dello stesso spazio pubblico e delle medesime strade. Attraverso il lavoro dell’Ecomuseo Casilino e di realtà come la Scuola Popolare, questo patrimonio materiale e immateriale viene continuamente mappato e restituito agli abitanti, affinché la comunità sia la prima protagonista della narrazione del proprio territorio.






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